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giovedì 14 maggio 2015

Volevo un libro "un pò così" . Funny girl. Nick Hornby Guanda

Vi capita mai di aver voglia di un libro che non sia una storia d'amore ma che comunque di un pò d'amore si parli lo stesso, che sia divertente ma non stupido, che vi appassioni ma vi permetta anche di dormire la notte? ecco Funny girl è in questo limbo indefinito. Non appartiene a nessun genere letterario specifico ma è pur sempre Hornby, magari un pò nascosto, ma in certe sue battute lo si riconosce, chi altri può scrivere riferendosi ad un autore  " vecchio senza averne prima il diritto" se non lui?
 Il libro segue fedelmente le vicende degli autori e attori della serie televisiva Barbara (E Jim) nella Londra degli anni '60.
 Sì quella Londra, quella dei Beatles,  Rolling Stones e delle minigonne.
 That's the swinging London my dear!
Funny girlHornby è maestro nel descrivere la sua città e il clima culturale dell'epoca. Alcune sue battute sono una fotografia della spocchia di un'elitè d'intellettuali versus il  gusto popolare per la commedia, tipico degli anni '60.
La funny girl in questione è Sophie Straw, una provinciale che diventa una star della BBC, un pò grazie alla fortuna ma soprattutto grazie al suo talento. Barbara, il vero nome dell'attrice, vuole far ridere, il suo modello è Lucy Ball e ci riesce.  Barbara è gentile e delicata ma determinata nel raggiungimento del suo sogno: essere considerata per il suo talento e non per essere una miss. Con il suo impeto travolgente trascina anche gli autori e insieme creano una delle serie comiche che ha fatto la storia della BBC.
Lei incarna, con una buona dose di humour e intelligenza pratica,  il cambiamento che le donne stanno per fare nella società inglese di quegli anni, non più sottomesse al volere dell'uomo ma protagoniste. Una femminista inconsapevole, per questo mi piace.
Funny girl è una carrellata dei cambiamenti culturali e sociali dell'Inghilterra.
 Sembra quasi un documentario ma molto più divertente!

martedì 3 febbraio 2015

Qual è il vostro autore contemporaneo preferito? il mio è David Nicholls

Ho appena finito di leggere Noi di Nicholls e posso dire, con una certa ufficialità, che lo dichiaro il mio autore preferito. Mi ero innamorata di lui  dopo aver letto Un giorno, poi mi era lasciata sedurre da il sostituto e con Noi è vero amore. Scrive bene, non c'è niente da dire, riesce a sviscerare l'animo umano come pochi sanno fare, senza lasciare quel velo d'ironia  che mai, a mio modesto parere, deve mancare in un buon libro.
 E poi, la trama semplice e terribilmente vera si fa leggere tutta d'un fiato.  
Un matrimonio forse arrivato al capolinea, la prospettiva del college per l'unico figlio e la solitudine che ne deriva per i genitori. Cosa fare per rimettere insieme i cocci e tentare il tutto per tutto? Un viaggio tutti insieme in giro per le capitali europee. ovviamente passa da Venezia, Roma e Firenze. (Non vi nascondo un certo orgoglio e sorpresa quando parla di Siena, la città dove ho studiato) 

Il padre Doug, uno scienziato biochimico, un pò freddo, molto misurato, forse solo incapace di trasmettere affetto. Connie, la madre, eccentrica artista, sensibile e dolce ma terribilmente inquieta ed incapace di sopportare la routine. Albie, il figlio, classico 18enne in lotta con il mondo, un pò meno con la madre, ma si sa la mamma è sempre la mamma, anche per un inglese!


L'abilità di Nicholls sta nel portarti nel cuore della storia con estrema facilità. Sa disegnare i personaggi con varie sfaccettare, non sono mai totalmente buoni o totalmente cattivi, solo umani, troppo umani per dirla con Nietzsche. Ed è questo che mi piace, è facile specchiarsi nei suoi personaggi. Dopo che hai letto un suo libro ti sei fatto dei nuovi amici, anche se cartacei.

E così, mentre leggi Noi, ti ritrovi a soffrire  con Doug per la sua incapacità di mostrare quanto sia innamorato della moglie e del figlio, sei arrabbiato con lui come fa Albie, perchè lo tratta in modo ingiusto troppe volte, e alla fine speri che la svolta positiva che propone Connie abbia successo e capisci, che alla fine, tutto ciò che conta è solo l'amore. Al dolore, anche a quello devastante come accade a loro dopo la perdita del loro prima figlia, si sopravvive e si va avanti, con fatica e sofferenza  ma se ne esce rafforzati. Allo stesso modo, anche un figlio che lascia la casa  natia, porta con sé un vuoto ma anche nuove possibilità. 
Nulla si crea ma tutto si trasforma, anche e soprattutto un matrimonio. Buona lettura!