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giovedì 21 aprile 2016

"Mi presento, Procopio Wilson"

C'è un nuovo personaggio,ironico, un pò ombroso ma  molto affascinante e decisamente anticonvenzionale che non dovete assolutamente perdervi, si chiama Procopio Wilson, ed è il frutto della mente un pò folle e decisamente istrionica di Luca Bondino, un giovane autore esordiente, già noto al grande pubblico  anche per la sua partecipazione a ZeligOFF.

Procopio Wilson è orfano, ha 30 anni, vive nella casa lasciata dai suoi prozii e passa la giornata a coltivare le sue passioni : ascoltare buona musica e praticare le arti marziali di cui è maestro. Vorrebbe in sostanza starsene per i fatti suoi ma la città dove vive è sconvolta da il delitto di un giovane dj suo amico.
 Wilson, noto in città per il suo grande intuito e per la sua capacità di leggere tra le righe degli eventi e e di guardare la realtà con occhio critico e scanzonato, lontano dai pregiudizi che nascondano indizi importanti, aiuterà il commissario Salvinetti a  risolvere i 4 casi raccolti in questo giallo. Già dal nome Procopio, capiamo che siamo di fronte ad un personaggio fuori dall'ordinario  e molto scanzonato, poi la vestaglia, o forse è una giacca, che indossa nella copertina sfacciatamente demodè lo  fa entrare di diritto in quel filone del giallo italiano, insieme ai vari commissari decisamente più famosi, o al simpatico barista toscano, come il nuovo eroe dandy.

Luca Bondino, per essere un esordiente, scrive molto bene, non ha quella mania di altri autori di far vedere che è bravo e di riempire il libro di frasi ad effetto, piene di aggettivi e descrizioni inutili, che io tanto odio.
Il suo modo di scrivere è diretto, semplice e intrigante allo stesso tempo.
Spero che vi piaccia esattamente come è piaciuto a me quando l'ho proposto alla 13lab edition per la pubblicazione.

lunedì 7 marzo 2016

prometto di sbagliare. Un libro senza trama

Un grande caso editoriale, una copertina pazzesca che ti attira come una calamita e guardandola ti aspetti la storia d'amore delle storie d'amore, il top, il non plus ultra delle corrispondenze di amorosi sensi. Invece no.
In prometto di sbagliare non c'è trama, non ci sono personaggi, non c'è storia. Una sola no, mille sì.
Sono tanti, troppi capitoli, di infinite storie d'amore, non collegate l'una con l'altra.
Solo il tema è lo stesso per tutto il libro, l'amore appunto, vissuto sempre con grande passione e determinazione. Quasi sempre storie impossibili, sbagliate, di uomini e donne che amano qualcuno che non è colui/lei che hanno sposato o con cui hanno dei figli.
Risultati immagini per prometto di sbagliareE' molto coraggioso Pedro Chagas, a scrivere un libro così e sicuramente originale, ho letto da qualche parte che la sua è stata proprio una sfida ai vecchi sistemi letterari, però con me non ha funzionato, il libro non mi è piaciuto. Non posso stare tutto il tempo della lettura a chiedermi cosa voglia dire l'autore e chi è questo e chi  è quell'altro.
Ho bisogno di capire subito che storia ho davanti, di entrare in sintonia con i personaggi e affezionarmi a loro. Sbaglio? Forse sì, forse sono troppo tradizionalista ma credo che sia più leggibile un libro se ha un inizio, uno svolgimento ed una fine. W la vecchia scuola insomma!

martedì 15 settembre 2015

Wave's crest

Nel mese di Luglio è uscito per la 13lab edition Ltd questo piccolo libro scritto come una sceneggiatura ma pensato come un racconto, Wave's Crest di Cristina Zanoboni.
  Quando ci si addentra in queste pagine sembra di essere in un film, tanto i personaggi sono descritti in modo dettagliato ed il ritmo  è veloce, spigliato, giovane.  In effetti,  ricorda vagamente quel vecchio film con Meg Ryan , quando ancora aveva delle espressioni facciali , e Hugh Jackman  "Kate e Leopold". L’ambientazione a Melbourne da quel tocco un po’ esotico e fresco che rende la lettura ancora più piacevole.
Wave's crest di Cristina ZanoboniDue mondi e due epoche a confronto, incarnate una, quella contemporanea, da una gruppo di amici un po' in crisi di idee e d’identità, l’altra, il secolo scorso, incarnata da Simon, un personaggio di un quadro di Renoir catapultato sulla terra chissà per quale miracolo. Questo  escamotage stilistico,  molto divertente con dei risvolti a volte comici, a volte più intimisti,  porta il lettore  ad una riflessione su quale direzione stia andando il nostro”pazzo pazzo” mondo e su come la l’arte, la cultura, la morale lo possano cambiare e salvare .  Ci sono , però, dei sentimenti che ,anche se nascosti o camuffati in stati di Face Book, rimangono eterni e validi punti di riferimento nei secoli: l’amore e l’amicizia e questo libro ne è ricco.

venerdì 3 luglio 2015

"La bambina di Bogotà"di Federica Bosco 13Lab edition Ltd

La Bambina di Bogotà è  una storia che tocca le corde del cuore, come tutti quei racconti  dove la protagonista è una bambina abbandonata  dalla madre in tenera età e cresciuta  in un orfanotrofio.
Un diario , l’ultimo regalo lasciatole dalla madre, sarà il filo conduttore di questa storia che parte dalla Colombia e arriva fino in Italia.
Fin dalle prime pagine, ci si appassiona  alle difficili vicende della piccola Esmeralda e  alla sua sete d’affetto.  Leggendo questo libro, scorrevole dal ritmo incalzante, sono rimasta impressionata dall’incredibile coraggio e determinazione di questa piccola donna. Forse, quando si è soli al mondo non si ha nulla da perdere ma solo la voglia di ritrovare sè stessi e le proprie radici.
 Impossibile non  provare una tenerezza infinita per  quei suoi occhioni verdi velati di tristezza, spesso pieni di lacrime e  la foto di copertina punta dritta al cuore del lettore.

Ne “ La bambina di Bogotà”  si trattano molti temi: il razzismo, la pedofilia, l’abbandono, la mancanza di  radici e l’amore materno. Tutti argomenti  difficili da affrontare ma che,  a ben guardare, riguardano ognuno di noi e che sono  descritti con  profonda delicatezza .
 La sapiente maestria dell’autrice emergente, Federica Bosco, nel definire la psicologia dei personaggi e i loro sentimenti più intimi rende questa storia appassionante e molto vera.
Buona lettura!

martedì 26 maggio 2015

"Intrigo alla Normale" di Massimiliano Lepera, 13 lab edition ltd

"Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette..." cantava De Gregori ne " la leva calcistica del 68" e questa splendida canzone  mi risuona in testa ogni volta che penso a questo libro e al suo giovane autore.
 Intrigo alla Normale, come si capisce dal titolo, è un giallo, ben costruito edi facile lettura grazie ad un'ambientazione insolita, nella rinomata università pisana, e ad un protagonista lontano dai soliti cliché : uno studente.
Intrigo alla Normale di Massimiliano Lepera
 Una serie di omicidi,  3 professori decani della celebre università pisana, le indagini, gli scandali ecc sono lo schema che regge la storia, e fin qui nulla di strano, ma la novità , quel guizzo che ha reso questo libro degno di nota, è il protagonista che risolverà il caso : uno studente  e la sua amica  fidata. 
Niente commissari eroici*,  o avvocati con il pallino delle investigazioni*, o vecchietti arzilli frequentatori di bar*, solo un ragazzo, Ettore,  intenzionato a capirci qualcosa sul caso. 
Chissà se la scelta del nome sia un caso o un omaggio all'eroe di Omero, ma “Ettore deve sempre provare a risolvere tutto e crede di avere ogni volta la soluzione a portata di mano. Non sa che ci sono esperti in questo campo e che lui forse dovrebbe concentrarsi nel suo?”


 Quello che si richiede ad un autore esordiente come Lepera, è dare un tocco d'originalità ai soliti cliché di un genere letterario, cercare strade nuove, creare personaggi originali; altrimenti perchè affacciarsi nel mondo dell'editoria , se non si ha qualcosa di nuovo da dire? Vi consiglio questo libro se volete una storia fresca ed intrigante. Buona lettura!

* I riferimenti ai protagonisti di grandi successi letterari editi da Sellerio, e qui più volte recensiti,  sono puramente casuali

martedì 3 febbraio 2015

Qual è il vostro autore contemporaneo preferito? il mio è David Nicholls

Ho appena finito di leggere Noi di Nicholls e posso dire, con una certa ufficialità, che lo dichiaro il mio autore preferito. Mi ero innamorata di lui  dopo aver letto Un giorno, poi mi era lasciata sedurre da il sostituto e con Noi è vero amore. Scrive bene, non c'è niente da dire, riesce a sviscerare l'animo umano come pochi sanno fare, senza lasciare quel velo d'ironia  che mai, a mio modesto parere, deve mancare in un buon libro.
 E poi, la trama semplice e terribilmente vera si fa leggere tutta d'un fiato.  
Un matrimonio forse arrivato al capolinea, la prospettiva del college per l'unico figlio e la solitudine che ne deriva per i genitori. Cosa fare per rimettere insieme i cocci e tentare il tutto per tutto? Un viaggio tutti insieme in giro per le capitali europee. ovviamente passa da Venezia, Roma e Firenze. (Non vi nascondo un certo orgoglio e sorpresa quando parla di Siena, la città dove ho studiato) 

Il padre Doug, uno scienziato biochimico, un pò freddo, molto misurato, forse solo incapace di trasmettere affetto. Connie, la madre, eccentrica artista, sensibile e dolce ma terribilmente inquieta ed incapace di sopportare la routine. Albie, il figlio, classico 18enne in lotta con il mondo, un pò meno con la madre, ma si sa la mamma è sempre la mamma, anche per un inglese!


L'abilità di Nicholls sta nel portarti nel cuore della storia con estrema facilità. Sa disegnare i personaggi con varie sfaccettare, non sono mai totalmente buoni o totalmente cattivi, solo umani, troppo umani per dirla con Nietzsche. Ed è questo che mi piace, è facile specchiarsi nei suoi personaggi. Dopo che hai letto un suo libro ti sei fatto dei nuovi amici, anche se cartacei.

E così, mentre leggi Noi, ti ritrovi a soffrire  con Doug per la sua incapacità di mostrare quanto sia innamorato della moglie e del figlio, sei arrabbiato con lui come fa Albie, perchè lo tratta in modo ingiusto troppe volte, e alla fine speri che la svolta positiva che propone Connie abbia successo e capisci, che alla fine, tutto ciò che conta è solo l'amore. Al dolore, anche a quello devastante come accade a loro dopo la perdita del loro prima figlia, si sopravvive e si va avanti, con fatica e sofferenza  ma se ne esce rafforzati. Allo stesso modo, anche un figlio che lascia la casa  natia, porta con sé un vuoto ma anche nuove possibilità. 
Nulla si crea ma tutto si trasforma, anche e soprattutto un matrimonio. Buona lettura!

giovedì 27 novembre 2014

Il telefono senza fili, Malvaldi, edizione Sellerio.La nuova indagine dei vecchietti del BAR LUME


Finalmente sono tornati i vecchietti del bar lume: Ampelio, Aldo, Pilade e il Rimediotti.  Sempre lì a Pineta, nel bar di Massimo a chiacchierare del nuovo mistero che ha sconvolto la tranquilla routine della cittadina Pisana. E’ scomparsa Vanessa Benedetti, proprietaria insieme al marito Gianfranco, di un agriturismo nelle vicinanze. La donna, la sera prima aveva ordinato chili e chili di carne per i tedeschi  suoi ospiti e poi si perdono le sue tracce.
 Si sa però che nel parlare comune, scomparsa vuol dire morta e così scatta subito l’ipotesi del marito omicida e i vecchietti vanno in fibrillazione; questa volta sotto lo sguardo benevolo della commissaria, che li “usa” per far luce su alcuni aspetti dell’indagine. Il pettegolezzo diventa  metodo d’indagine.
Il ritrovamento del cadavere del cartomante, Atlante il luminoso, che si era pronunciato sulla scomparsa di Vanessa , complicherà ulteriormente le cose.
 Naturalmente i vecchietti non si lasciano scappare una notizia così succulenta e partono con i “Dice”  Ovvero in italiano corretto: “si dice”. Sul vocabolario questa affermazione viene spiegata in questo modo: “più di una persona lo riporta”. Ma al BarLume il termine “dice” ha tutto un altro significato: “ecco spiegato com’è la faccenda”. Questione di lessico, piccole sfumature di significato. Del resto siamo in un posto in cui il massimo grado di fiducia che l’interlocutore può accordare al tuo racconto è dato dall’espressione “pol’esse”… Benvenuti in Toscana, ovvero nella patria del dubbio.

Bentornato Malvaldi! La serie dei delitti del Barl Lume ha un suo sicuro e nutrito gruppo di fan e la cosa si spiega molto facilmente, perché i libri di Malvaldi sono piacevoli e leggeri come i cappuccini che fa Massimo, nel suo bar.
 Il telefono senza fili si legge tutto d’un fiato, in un pomeriggio tranquillo. L’intreccio e lo schema del giallo è molte semplice, forse troppo ma non è questo che interessa dei libri di Malvaldi, ciò che conta e che piace sono i suoi personaggi, divertenti e veri, protagonisti di un perfetto ritratto della toscanità.
 Le digressioni filosofiche danno al libro quel tocco in più che ti fa scordare che stai leggendo un giallo ma anzi a volte ti fermi a pensare alla vita, all’amore e , in modo particolare in questo libro, al passato e a quanto le esperienze negative ci segnino e a volte ci frenino nel guardare al futuro con serenità e con coraggio.

 In questo capitalo della serie, Massimo cercherà, piano piano, di superare la sua naturale ritrosia verso il mondo esterno e riuscirà a invitare a cena Alice, la giovane commissaria, che era già entrata nel suo cuore, nei capitoli precedenti ma solo adesso si decide a superar le sue titubanze, con i vecchietti che approvano e che sono subito pronti a dare consigli, come fanno gli amici, ed è quello che sono diventati anche per i lettori, degli amici, che almeno una volta l’anno vai a trovare, perché vuoi sentire le  loro chiacchiere strampalate, con il loro linguaggio colorito, schietto e goliardico.

giovedì 17 luglio 2014

Fantasmi del passato. Un pomeriggio con il Commissario Bordelli e con Marco Vichi

E' da poco uscito una nuova storia del Commissario Bordelli e grazie all'aiuto dell'assessore di Barberino val d'Elsa, siamo riusciti ad organizzare la presentazione del libro in uno splendido scenario: nell'azienda agricola i Balzini, sempre a Barberino. Una vista mozzafiato:  San Gimignano, Colle val d'elsa, Certaldo  in mezzo tanti vigneti. Un giardino, parco per meglio dire, verde e rigoglioso nella sua perfezione, gli ucellini che cantano, la città con i suoi rumori è lontana. Ci siamo solo noi, una cinquantina di persone, di appassionati lettori e una storia, sì c'è un morto ed un assassino ma non siamo qui per questo. Di questo giallo vi dirò poco, sennò mi scappa l'assassino e non va bene, anche se le storie di Vichi non sono famose per i suoi intrecci pieni di suspense. il Commissario Bordelli ci piace ed ha successo per il suo modo di fare, così sanguigno e burbero, tipicamente toscano, anche se molto tormentato e non propriamente solare. Poi, diciamolo, ci piace quell'attenzione alcome eravamo, a quell'atmosfera dell'Italia anni '60, la descrizione senza fronzoli della gente comune, sicuramente meno cinica di come siamo adesso. 

Da notare le storie e gli aneddoti che racconta il Commissario, sono tutti realmente accaduti. Ogni volta che presenta un libro Vichi racconta che sono le storie a venirlo a cercare, lui è solo il tramite affinchè vengano fuori e possano essere lette. Una volta ad un corso di scrittura a cui partecipavo,  di cui Vichi era il professore, ha detto che l'autore è una sorta di archeologo che trova i suoi pezzi, le storie, e li ripulisce, rimettendo insieme i cocci per darli nuova vita. Mi piace questo approccio rispettoso e quasi da missionario alla scrittura. Tutti hanno delle storie, vanno solo sapute raccogliere. Quindi , adesso leggete queste storia, che sicuramente vi piacerà, e poi attendete con pazienza che al commissario Bordelli accada qualcosa che deve assolutamente dire e una nuovo capitolo della serie sarà  presto pronto.

mercoledì 9 luglio 2014

Una mutevole verità. Ben tornato Carofiglio

 Ohhh! finalmente è uscito un giallo di Carofiglio! Non scaldatevi troppo non è una storia dell'avvocato Guerrieri, anche se qui fa una piccola apparizione, una specie di cameo, nel senso che ha un ruolo nella storia ma non in prima persona;  questo fatto lo trovo geniale, un escamotage  degna di nota per non ripetersi con gli stessi personaggi e allo stesso tempo mantenere vivo il loro ricordo.
 Certo, l'ambientazione è sempre Bari, però qui siamo negli anni '80 e il personaggio principale è il Maresciallo Fenoglio, torinese trapiantato a Bari, sposato con Serena , insegnante. L'oggetto delle indagini è un omicidio di uno strozzino, commesso da un ragazzo, subito individuato grazie allo zelante aiuto di una vicina che ha visto tutto. Sembra un caso già risolto ma manca un prima e un movente.
una mutevole verità gianrico carofiglio copertina einaudi"Ottimo, quando un'indagine prende un'accelerazione cosí immediata e rapida. Però il rischio, in questi casi, è di mettere a fuoco una cosa soltanto, e di tralasciare ogni altro dettaglio, che magari è importante o addirittura decisivo."


 Fenoglio è maestro nel non tralasciare nessun dettaglio, nel trovare le note dissonanti.

Il racconto è anche un omaggio ai Carabinieri, quest'anno si festeggia la Benemerita, il Maresciallo è un esempio di intelligenza, perspicacia, integrità e correttezza, non è certo  un Carabiniere da barzelletta, sia chiaro!
Una mutevole verità è un romanzo piacevole, ben scritto e i dialoghi tra Fenoglio e il suo sottoposto sono da antologia.
 Da leggere in queste fresche sere d'estate  per rimanere nei secoli fedeli a... Carofiglio!

venerdì 13 giugno 2014

Marina Bellezza.L'ultimo libro dell'Avallone, dopo il successo di Acciaio

Ho appena finito di  leggere  Marina Bellezza, l'ultima fatica di Silvia Avallone. Dopo  il successo  di Acciaio, che mi aveva colpito molto, ero curiosa di leggere la sua seconda prova d'autrice, partendo un pò prevenuta, perchè in genere, le seconde opere non sono mai un granché, ma in questo caso mi sono sbagliata.

La storia
 Il libro racconta la storia di Marina, 22 anni portati in un corpo bellissimo, una voce da dea e una rabbia dentro che ha radici lontane, colpa di un padre che l'ha abbandonata quando era piccola, per altre donne e per inseguire la fortuna  nei casinò, e di una madre alcolista. Marina desidera con tutta se stessa che  la vita  la ripaghi per tutto quello che non ha avuto; vuole tutto il pacco completo :  successo, soldi, fama e amore . In effetti canta da Dio ed è un animale da palcoscenico.  Marina persegue il suo obiettivo con ostinazione, vincendo tutte le gare e concorsi canori che le si presentano, incantando il pubblico con la sua splendida voce.

Andrea, innamorato di Marina da sempre, ha la sua stessa rabbia, quella di non sentirsi amato dai propri genitori, quella di essere sempre il secondo,quello venuto male. Decide, sfidando tutto e tutti, di andare a vivere nella cascina di suo nonno e di allevare le mucche, di lavorare con le mani,di faticare giorno e notte e di vivere  senza elettricità e le comodità a cui tutti siamo abituati .
Marina e Andrea si amano perdutamente  ma non riescono a stare insieme, troppo impegnati a soffrire per  il loro passato, troppo possessivi e gelosi l'uno dell'altra, forse troppo uguali ed allo stesso tempo troppo diversi.



 Come in Acciaio, anche in Marina Bellezza,  Silvia Avallone ci offre un'analisi della nostra società, e ci  suggerisce come combattere la crisi: difendendo la propria terra, riscoprendo il territorio,  valorizzando le proprie radici.  Rimanere dove si è cresciuti è la vera rivoluzione, tornare ai lavori di un tempo è il modo di riattivare l'economia. Andrea è il simbolo di questa scelta, è lui infatti che lascia un posto sicuro come bibliotecario per andare ad allevare le mucche. Marina, in qualche modo rappresenta l'Italia di oggi, sofferente, disillusa e  desiderosa di una via di fuga immediata e facile, sicura che tutti abbiano diritto a quei 15 minuti di notorietà che diceva Warhol. Qui i figli non vogliono più pagare le colpe dei padri, vanno oltre, perseguendo i propri sogni con  un' ostinazione disperata.
 Se penso a  Marina Bellezza mi viene in mente un treno che ha rotto i freni e sai che prima o poi si andrà a schiantare da qualche parte, ad altissima velocità e la cosa ti rende parecchio ansiosa. Eppure, ho fatto le ore  piccole per finirlo, perchè devi capire cosa c'è dietro quella determinazione cieca di Marina e quella violenza di Andrea, devi sapere cosa fanno dopo tante delusioni, parole non dette e sogni infranti. Hai bisogno di sapere che in qualche modo ce la faranno, perchè se ce la fanno loro, ce faremo anche noi a superare questa crisi., in qualche modo.

mercoledì 9 aprile 2014

La miscela segreta di casa Olivares. Torna la Torregrossa

 Non avevo mai letto niente della Torregrossa, anche se era rimasta incuriosita da "La conta delle minne"  ma al momento non c'è in libreria, così mi sono fatta conquistare da questa copertina, con le arance e il caffè in primo piano. MI fa venire in mente dei buoni odori, mi sembra di sentire un abbraccio caldo. Ho cominciato a leggere e ho visto che è ambientato durante la 2° guerra mondiale.
Mi piacciono le storie ambientate durante la guerra, le trovo fonti inesauribili d'ispirazione e di coraggio. Questo romanzo della Torregrossa è ben scritto . Genziana, la protagonista, è una tosta, è come il fiore che le dà il nome, cresce sulla roccia. Il resto della recensione leggetelo qui: http://freetime.weeknewslife.com/2014/04/09/miscela-segreta-casa-olivares-torna-torregrossa/

venerdì 14 febbraio 2014

Gli ingredienti segreti dell'amore. un libro delizioso




 " Gli ingredienti segreti dell'amore"" Un libro veramente molto dolce e divertente. L'ho letto mentre ero in viaggio di nozze, quindi avevo una certa predisposizione alle storie romantiche ma questa ha davvero una marcia in più. Siamo a Parigi, zona Buolevard Saint.Germain per chi conosce Parigi sa dov'è,  la bella  Aurelié Bredin è la giovane chef del ristorante ereditato da suo padre. Un posticino delizioso, con le tovaglie a quadri e un imperdibile menù d'amour che ha fatto innamorare molte coppie, tra cui i genitori della ragazza. Aurelié è appena stata lasciata dal fidanzato e non riesce a trovare conforto in nessun modo,strano per lei che ha un carattere molto positivo, allegro e aperto alla vita, così , in una sera di pioggia cammina senza meta per le strade di Parigi e entra in una libreria, qui si imbatte in un romanzo intitolato " Il sorriso delle donne". Inizia  a leggerlo e scopre con piacere che quel libro parla del suo ristorante. Una coincidenza? Un segno del destino? Non importa, Aurelie deve assolutamente conoscere l'autore del libro per ringraziarlo, perchè quel libro le ha ridato la gioia di vivere e poi, anche se non lo confessa neppure a sè stessa comincia  fantasticare sull'autore e  magari da cosa nasce cosa...

Da qui comincia una serie di equivoci veramente divertenti perchè l'autore del libro è un misterioso inglese, che nessuno ha mai visto dal vivo e la sua riservatezza è protetta dal fin troppo zelante Andrè, l'editor della casa editrice che pubblicato il romanzo. Inutile dire che tra i due nascerà qualcosa, e che ci sarà un lieto fine, tanto si capisce dalla copertina.. quello che rende piacevole il libro, però, è l'ambientazione Parigina; ti sembra di essere con loro a passeggiare lungo la Senna e riesci a sentire i profumi e gli odori del ristorantino della protagonista. Inoltre, l'intreccio narrativo non è così scontato come può sembrare e i personaggi hanno un'ironia tutta francese, decisamente scoppiettante. Poi, ciliegina sulla torta, è proprio il caso di dirlo, l'autore alla fine del libro svela gli ingredienti del menù d'amour. Da provare, sia il libro che il menù!

martedì 11 febbraio 2014

Le storie del vicequestore Schiavone- " Pista Nera" di Antonio Manzini Sellerio ed.

Ho letto di recente " Pista nera" di Antonio Manzini, edizioni Sellerio. Ero molto incuriosita perchè il libro è andato molto bene e poi avevo voglia di un  giallo ben scritto e divertente, e con quelli della Sellerio si va a colpo sicuro, sono una sicurezza,  vedi alla voce Camilleri, carofiglio, Malvaldi ....
In questo libro la scena del crimine è su una pista da sci,  a Champoluc, ( il caso vuole che sia una delle poche località di montagna che conosco, preferisco il mare, che posso farci!) in val d'Aosta, vien ritrovato un cadavere schiacciato da un cingolato per spianare la neve, non si tratta però d'incidente  come scoprirà il vice questore Schiavone. La vittima, catanese di nascita venuto in montagna per amore e per aprire un'attività turistica, è il marito della bella Luisa Pec. La storia intreccia varie piste, la mafia, i debiti, la vendetta passionale ecc ma quello chè più interessante del libro è il protagonista: Rocco Schiavone. 
Trapiantato ad Aosta dalla Capitale per punizione, Rocco è un antieroe. Non è un poliziotto modello, anzi è corrotto, beve, fuma le canne con la maria che sequestra a gli spacciatori e soprattutto odia la montagna con tutti gli annessi e connessi, difatti gira sulla neve con le sue adorate Clarks come se fosse a passeggiare sul lungo Tevere, incurante dei -10°! Certo , però ha talento, è bravo riesce con metodi non sempre legali, spesso brutali ma efficaci, a risolvere l'inchiesta, a cogliere le varie sfumature della psicologia delle persone che hanno a che fare con la vittima. ti affezioni subito a Schiavone per il suo sarcasmo, per  quell'ironia tutta romana che ti fa candidamente sorvolare sulle sue mancanze e illegalità,  sue e del nostro  Bel Paese, ( diciamo che si ride per non piangere)  Poi ha un certo non so che, una malinconia che si capisce solo alla fine del libro a cosa sia dovuta e a quel punto vorresti correre nel più vicino negozio di scarpe, comprarti le Clarks e andare in montagna con lui!