"Una moglie a Parigi" racconta l'amore tra Hemingway e Hadley, la sua prima moglie, durante la stesura di "fiesta", nei scellerati anni '20, subito dopo la grande guerra.
L'autrice ha studiato e letto le biografie sia di Hem, lo chiama spesso così, che di Hadley e l'ha un po' romanzato per restituirci un ritratto di Ernest veramente interessante. Un uomo dallo sguardo scintillante con un fuoco dentro che lo logorava, sempre diviso tra il bisogno di scrivere e di essere vero e quello di essere idolatrato. Un fascino incredibile e irresistibile, decisamente devastante per la povera Hadley.
Ho passato tutto il tempo in cui leggevo il libro a chiedermi se fosse stato veramente così, tanto che ora voglio leggere e sapere tutto di lui.
Inoltre, la Parigi della belle epochè è incantevole e sfrenata, culturalmente all'avanguardia rispetto al resto della vecchia Europa, in cui lo spettro del nazismo e del fascismo già si faceva strada.
Questo libro, oltre a farci innamorare di Hemingway come uomo, mette la voglia di leggersi l'intera opera di questo grande autore. Anche solo per questo è un degno di nota ed il pregio di Paula McLain è proprio questo, rendere accessibili e amabile un mostro sacro della letteratura americana.
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