venerdì 3 luglio 2015

"La bambina di Bogotà"di Federica Bosco 13Lab edition Ltd

La Bambina di Bogotà è  una storia che tocca le corde del cuore, come tutti quei racconti  dove la protagonista è una bambina abbandonata  dalla madre in tenera età e cresciuta  in un orfanotrofio.
Un diario , l’ultimo regalo lasciatole dalla madre, sarà il filo conduttore di questa storia che parte dalla Colombia e arriva fino in Italia.
Fin dalle prime pagine, ci si appassiona  alle difficili vicende della piccola Esmeralda e  alla sua sete d’affetto.  Leggendo questo libro, scorrevole dal ritmo incalzante, sono rimasta impressionata dall’incredibile coraggio e determinazione di questa piccola donna. Forse, quando si è soli al mondo non si ha nulla da perdere ma solo la voglia di ritrovare sè stessi e le proprie radici.
 Impossibile non  provare una tenerezza infinita per  quei suoi occhioni verdi velati di tristezza, spesso pieni di lacrime e  la foto di copertina punta dritta al cuore del lettore.

Ne “ La bambina di Bogotà”  si trattano molti temi: il razzismo, la pedofilia, l’abbandono, la mancanza di  radici e l’amore materno. Tutti argomenti  difficili da affrontare ma che,  a ben guardare, riguardano ognuno di noi e che sono  descritti con  profonda delicatezza .
 La sapiente maestria dell’autrice emergente, Federica Bosco, nel definire la psicologia dei personaggi e i loro sentimenti più intimi rende questa storia appassionante e molto vera.
Buona lettura!

giovedì 18 giugno 2015

Una moglie a Parigi. Un modo per conoscere Hemingway

Era un po' di tempo che avevo voglia di leggere qualcosa di Hemingway. Ero indecisa tra Fiesta e Addio alle armi, poi mi capita tra le mani questo librettino, di un'autrice che non conoscevo, comincio a leggerlo così, un pò distrattamente,  e poi non riesco a smettere.
 "Una moglie a Parigi" racconta l'amore tra Hemingway e Hadley, la sua prima moglie, durante la stesura di "fiesta", nei scellerati anni '20, subito dopo la grande guerra.
L'autrice ha studiato e letto le biografie sia di Hem, lo chiama spesso così,  che di Hadley e l'ha un po' romanzato per restituirci un ritratto di Ernest veramente  interessante. Un uomo dallo sguardo scintillante  con un fuoco dentro che lo logorava, sempre diviso tra il bisogno di scrivere e di essere vero e quello di essere idolatrato. Un fascino incredibile e irresistibile, decisamente devastante per la povera Hadley.
Ho passato tutto il tempo in cui leggevo il libro a chiedermi se fosse stato veramente così, tanto che ora voglio leggere e sapere tutto di lui.
Inoltre, la Parigi della belle epochè è incantevole e sfrenata, culturalmente all'avanguardia rispetto al resto della vecchia Europa, in cui lo spettro del nazismo e del fascismo già si faceva strada.
Una moglie a ParigiNon sapevo, tra le altre cose che si leggono nel libro, che Hemingway avesse intervistato Mussolini e che l'avesse trovato interessante, l'unica nota stonata di tutto il racconto.
 Questo libro, oltre a farci innamorare di Hemingway come uomo, mette la voglia di leggersi l'intera opera di questo grande autore. Anche solo per questo è un degno di nota ed il pregio di Paula McLain è proprio questo, rendere accessibili e amabile un mostro sacro della letteratura americana.